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Ma non chiamateli vini minori

by • 16 maggio 2020 • CINQUE SENSIComments (0)992

 

A detta di parecchi visitatori, esperti e semplici amanti del buon bere, le ultime edizioni di Vinitaly, la fiera di Verona, sono state un successo. Ma non solo per i soliti noti. I vini top dell’ eccellenza italiana sono stati, ovviamente, gli indiscussi protagonisti, ma – specie negli stand del Piemonte – hanno riscosso curiosità e forti apprezzamenti anche altri vini della nostra regione.

Ma, mi raccomando, GUAI A CHIAMARLI VINI MINORI.

Erbaluce di Caluso, Cortese, Grignolino, Freisa, Dolcetto, Ruchè di Castagnole, Bonarda, Malvasia sono soltanto alcuni di questi. Insomma, il Piemonte non è soltanto Barolo, Nebbiolo, Barbaresco e Barbera,  i mercati internazionali stanno scoprendo questi prodotti che, certamente, non fanno grandi numeri ma assicurano qualità, genuinità, profumi  e sapori indiscutibili. Lo testimonia anche il successo che stanno ottenendo i Giovedì-Vintage promossi dal Consorzio di Tutela del Barbera, serate in ristoranti del Monferrato per scoprire proprio questi vini, meno conosciuti e pubblicizzati.

Se l’ andamento delle abitudini e dei gusti degli italiani a tavola pare sia quello di bere meno e bere meglio, la scoperta (o riscoperta) di questi  vini è la strada da percorrere. Rivolgendosi, sempre,  a produttori e locali e cantine fidate. Gli esperti li chiamano “vini di facile bevuta” perché non richiedono particolari invecchiamenti o palati da sommelier, ma soprattutto perchè hanno un altro vantaggio, indiscutibile. Il prezzo: per bere bene, a casa come al ristorante,  con questi vini non è necessario stipulare un mutuo. E scusate se è poco

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