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Ma non chiamateli vini minori

by • 24 aprile 2018 • CINQUE SENSIComments (0)443

A detta di parecchi visitatori, esperti e semplici amanti del buon bere, la recente edizione di Vinitaly, la fiera di Verona, è stata un successo. Ma non solo per i soliti noti. I vini top dell’ eccellenza italiana sono stati, ovviamente, gli indiscussi protagonisti, ma – specie negli stand del Piemonte – hanno riscosso curiosità e forti apprezzamenti anche altri vini della nostra regione.

Ma, mi raccomando, GUAI A CHIAMARLI VINI MINORI.

Erbaluce di Caluso, Cortese, Grignolino, Freisa, Dolcetto, Ruchè di Castagnole, Bonarda, Malvasia sono soltanto alcuni di questi. Ne ha parlato addirittura il TG5 delle 20. Insomma, il Piemonte non è soltanto Barolo, Nebbiolo, Barbaresco e Barbera,  i mercati internazionali stanno scoprendo questi prodotti che, certamente, non fanno grandi numeri ma assicurano qualità, genuinità, profumi  e sapori indiscutibili. Lo testimonia anche il successo che stanno ottenendo i Giovedì-Vintage promossi dal Consorzio di Tutela del Barbera, serate in ristoranti del Monferrato per scoprire proprio questi vini, meno conosciuti e pubblicizzati.

Se l’ andamento delle abitudini e dei gusti degli italiani a tavola pare sia quello di bere meno e bere meglio, la scoperta (o riscoperta) di questi  vini è la strada da percorrere. Rivolgendosi, sempre,  a produttori e locali e cantine fidate. Gli esperti li chiamano “vini di facile bevuta” perché non richiedono particolari invecchiamenti o palati da sommelier, ma soprattutto perchè hanno un altro vantaggio, indiscutibile. Il prezzo: per bere bene, a casa come al ristorante,  con questi vini non è necessario stipulare un mutuo. E scusate se è poco

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